Perdere è una questione di metodo

Archivio per la categoria ‘Tristezze’

Ho il cuore spezzato

Voi,amici miei,sapete quanto ami la Liguria e oggi è un giorno terribile.Io sto bene e posso considerarmi fortunata perchè l’unico problema è solo l’allagamento della zona industriale e l’acqua che al momento non è potabile….ma l’intera provincia spezzina è in ginocchio.Tre ore di nubifragio hanno distrutto ponti,strade,case,vite.Ho le lacrime agli occhi al pensiero di chi ha perso tutto,ho il cuore spezzato alla vista delle adorate Vernazza e Monterosso quasi spazzate via.Siamo qui,con gli elicotteri che da ieri sera non si sono mai fermati,con la devastazione negli occhi e la rabbia per la cieca ottusità umana che ci ha portati a questo punto.Siamo qui,noi spezzini (perchè tale sono ormai,per scelta di vita) a guardare sconvolti il territorio stuprato e offeso e sfregiato dalla natura stanca di sfruttamento cieco e senza freni.Siamo qui…irraggiungibili da Genova e da Pontremoli,ferrovie ferme per frane,autostrade chiuse per frane,strade chiuse per frane,ponti crollati per la furia dei fiumi,fango dappertutto.Vi penso.

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L’imbarazzo della scelta

Oggi 9 maggio questo triste Paese dovrebbe ricordare e…meditare.

Ne fosse ancora capace,s’intende.

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Tristezze

Il blog langue e un po’ anch’io…ma siate pazienti.

Intanto una pausa caffè per chi, come me,lavora ancora.

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Due anni

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E intanto loro,quelli che comandano e i loro servi,si fregavano le mani pensando a quanti soldi avrebbero potuto cavare fuori dal disastro. Mentre i cadaveri erano ancora caldi sotto le macerie.

Bastardi.

Ma finirà.Tutto finisce,prima o poi, e anche voi finirete.A questo punto, non m’importa più se bene o male, e quanto costerà la vostra fine. ma verrà,e io spero di vederla.

Un sabato grigio

Buongiorno da questo sabato grigio e tramortito dalle notizie che arrivano dal Giappone.Oggi mi sembra quasi impossibile leggere il giornale,le notizie, tutte, sono mortali , dallo tsunami alla Libia  fino a casa nostra e non ho voglia di scrivere nulla,tranne che davvero ognuno  sta solo sul cuor della terra…e non c’è neanche un raggio di sole a trafiggerlo. Non oggi.

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Pane e coraggio

L’ho già postata ma insisto.

E’ il mio penZierino della sera.

Molto triste e bellissima.

E molto attuale,soprattutto.

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P.S.Stella, stasera ho fatto la brava, hai visto????

Zia Mariella

 Dall’Unità del 9 febbraio 2011

Zia Mariella scrive al premier:

mi dimetto da cittadina

 

di Manginobrioche 

 

«Egregio Presidente del Consiglio,

è la prima volta che Le scrivo, ma non si preoccupi: non voglio chiederLe nulla. Lei in realtà mi dovrebbe tutto, visto che il Suo mestiere di premier sarebbe provvedere a noi italiani, specie a quelli che sono ultimi o penultimi.

Io sono anziana, pensionata minima, calabrese; dopo di me ci sono forse solo gli invalidi, gli anziani non autosufficienti, le mamme single extracomunitarie. O forse no: la linea degli ultimi non si vede mai con chiarezza, ma in compenso si vede molto bene la linea dei primi.

Per carità, non pensi che sono invidiosa: ho capito che non abbiamo le stesse idee su cosa significa essere felici e fortunati, io e Lei (lo sa che siamo coetanei? Anch’io ho 74 anni. Però, a differenza di Lei, io sono giovane sul serio: è una questione di cuore, di anima e quindi di pelle, e non posso spiegarglieLa a parole Sue).

Le scrivo per dirLe che ho sbagliato. Credevo, in questi 74 anni, d’aver costruito un altro Paese. Un Paese che non ha paura della realtà, tanto da nascondersi nelle bugie e nella tivù. Un Paese che non ruba ai vecchi per non dare ai giovani. Un Paese dove le donne vengono riconosciute per quello che sono: i pilastri e il sale della Terra.

Ho sbagliato e, a differenza di Lei, mi prendo le mie responsabilità: mi dimetto da cittadina di questo Suo Paese.

Probabilmente non ho lottato abbastanza, visto che le regole in cui credevo non valgono più nulla, e Lei offende ogni giorno la mia intelligenza pretendendo che creda a ogni menzogna perché Lei “è stato scelto dal popolo”: io sono il popolo, e non L’ho mai scelta. Ma con la legge truffa Lei s’è preso i voti di tutti, e s’è eletto il Suo, di popolo. Ecco, io non voglio starci. Accetti le mie dimissioni».

Firmato: zia Mariella, Calabria, Italia. Un’altra Italia.

Mi viene in mente il mio post in cui dicevo che mi disitalianizzavo…

Addio

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….

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‘U CUNTU

 Non trovo parole stasera e penso che Battiato, invece, le abbia trovate e sappia  usarle molto meglio di me. Siamo  proprio arrivati qui.

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Alessio libero

La cronaca nerissima di questi giorni mi ha, mio malgrado, coinvolta, costringendomi a fermarmi a riflettere sull’impazzimento totale  che ormai sta raggiungendo livelli da manicomio criminale…ma quello che più mi sconvolge, mi disturba, mi lascia letteralmente senza fiato è leggere che l’arresto del giovane che con un pugno ha ucciso una donna è stato, nell’ordine:

–  oggetto di discussione all’interno del partito di maggioranza, come se l’arresto per  un omicidio sia pure involontario possa e debba essere argomento di discussione politica e/o partitica;

–  oggetto di discussione nell’opinione pubblica che si è divisa in pro e contro l’arresto e l’imprigionamento del colpevole, come se ci fosse motivo di discutere qualcosa;

– causa di cori degli amici che urlano ” Alessio libero”  sotto la sua casa, che insultano i carabinieri arrivati ad arrestarlo, che lo applaudono come un eroe.

Alessio, lo chiamo anch’io per nome, è comunque un assassino.

Ha colpito con un pugno una donna con tale violenza da ucciderla, una donna, scrivo , non una rumena, come continuano a dire i tiggì e a scrivere i giornali, una donna che aveva la sua vita, la sua famiglia, il suo lavoro e magari anche  dei sogni, dei progetti, delle speranze.

Aveva trentatrè anni.

Ha avuto la sfortuna di incontrare Alessio, una mattina, alla stazione del metrò, la sfortuna di mettersi a discutere con lui, la sfortuna di beccarsi un pugno capace di ucciderla.

Magari, se avesse incontrato Alessio un altro giorno, in un altro momento, in un’altra stazione del metrò, al bar o in un  negozio, non sarebbe successo nulla. Magari si sarebbero scambiati un sorriso e un cenno del capo.

Ma non è andata così.

Mi fa tanta pena Alessio, per quello che ha fatto,  per l’angoscia di avere spento una vita, per avere comunque cambiato, con quel pugno,  anche il corso della sua , di vita.

Ma ha sbagliato. Non voleva farlo, ma l’ha fatto. Non credeva davvero che finisse così, Alessio. Un pugno e via. E invece no. Un pugno e due vite distrutte. Però vorrei dire ad Alessio che non si prendono a pugni le persone, tanto meno le donne. Non si reagisce a un diverbio  sputando, facendo a botte, picchiando.

Mi fa pena, Alessio, ma mi fanno ancora più pena i familiari di quella donna che quella mattina, per strada, ha incontrato un pugno che l’ha uccisa.

E mi fanno pena, orrore, disgusto le discussioni sull’opportunità politica dell’arresto di un omicida, mi fanno pena, orrore, disgusto i cori da stadio degli amici, gli insulti ai carabinieri, l’arroganza di urlare ” Alessio libero ” come se fosse vittima di chissà quale ingiustizia e non della sua stessa violenza, mi fanno pena , orrore, disgusto, gli  applausi….perchè vuol dire che quel che è successo nulla ha insegnato a quei giovani e che cose come questa, alla fine, sono per loro normali, banali incidenti di percorso, basta voltare pagina, magari una ramanzina, un po’ di arresti domiciliari e poi il perdono, perchè, in fondo, è un bravo ragazzo.

Il perdono, certo, ma a tempo  e luogo. Ci sono dei debiti da saldare, c’è il rimorso e l’angoscia e il pentimento e la presa di coscienza .

Ecco, è proprio questa la cosa terribile…questo non prendere davvero coscienza di quello che è successo, questo non capire davvero quanto è tutto sbagliato….

Nulla voglio dire su quei rappresentanti eletti dal popolo che, ancora una volta,  hanno perso l’occasione di stare zitti.

No, non ho dimenticato

Le solite commemorazioni di facciata, ieri…non tutte certo e non solo.

I soliti discorsi ipocriti e le solite giacchecravattegessatieimpomatati.

Ma non ti abbiamo dimenticato, GIOVANNI FALCONE, non ti ho dimenticato, io qui, dal bar semichiuso per lavori in corso, e non ho dimenticato quelli che sono morti con te, GIOVANNI FALCONE, morti per servire uno stato straccione e ingrato e corrotto.

E riscrivo qui, oggi, quello che ho scritto un anno fa.

Con un po’ di rabbia e di amarezza in più, ad ogni anno che passa e mentre la marea di fango si allarga e non ci sommerge nemmeno più perchè nel frattempo abbiamo imparato a nuotarci dentro , e ogni tanto ci scrolliamo  di dosso un po’ di lerciume schizzandolo tutto attorno, ritornando poi placidamente a navigare a vista nel mare lurido che ci circonda.

Comunque GRAZIE, GRAZIE per il vostro sacrificio,anche se non lo meritavamo, non lo meritavamo davvero, proprio no.

Diciassette anni.

(Adesso diciotto.)

Diciassette lunghi anni da quel 22 maggio 1992, da quando Giovanni Falcone moriva insieme ai suoi uomini a Capaci, un luogo sconosciuto ai più , un luogo che da allora è rimasto nella nostra memoria collettiva, simbolo di sangue e di vergogna.

In quei giorni, pur travolti dall’angoscia e dall’orrore, in molti sperammo che quell’orribile strage, cambiasse qualcosa nel modo di essere e di vivere, nostro e dei siciliani. Pensammo che una tale violenza, una tale arroganza era troppo per tutti. Perfino per lo Stato connivente, sembrava troppo. Sentivamo un’onda di rabbia salire dentro e intorno a noi, la rabbia della gente comune, la rabbia di quelli che con la mafia ci convivevano e , loro malgrado, finivano per accettarla. E sentivamo una richiesta, forte e chiara, che veniva dalla gente, ed era una domanda di giustizia e di liberazione da una sudditanza.

Persino quando, a soli due mesi di distanza, venne il turno di Paolo Borsellino e della sua scorta, nella commozione e nel dolore di tutti c’era dentro la voglia rabbiosa di farla finita con quel cancro maledetto che dilagava indisturbato e nutrito da una parte dei nostri rappresentanti politici.

Pensammo, io pensai, e tanti come me, che il vaso era colmo, che l’arroganza di due attentati così feroci e distruttivi, avevano fatto scattare all’interno dello Stato e della gente la molla  che ci avrebbe portati ad affrontare onestamente un problema, una volta per tutte.

Sembrava che fosse nata una nuova coscienza popolare, che l’opinione publica , così indignata e furente, in quei mesi , sarebbe stata capace di muovere le montagne dell’omertà, dei silenzi, delle connivenze, dei calcoli politici.

Sbagliavamo.

In questi diciassette anni la mafia è passata di moda, abbiamo visto il pool antimafia svuotarsi di ogni significato fino a vederlo smantellato e snaturato, abbiamo sentito sedicenti ministri affermare che la mafia non esiste più e che caso mai bisogna conviverci, abbiamo sentito cosidetti onorevoli dichiarare che il nome dell’aeroporto di Palermo, intitolato a due servitori dello Stato massacrati per aver fatto il loro dovere, preoccuparsi che tali nomi potessero infangare il  buon nome della Sicilia ( che assurdità ), abbiamo visto la Sicilia consegnarsi felicemente nelle mani dei poteri forti, quelli che con la mafia ci fanno affari e mietono voti, abbiamo sentito dire che un tale Mangano,  un mafioso, è da considerarsi un eroe, per aver taciuto quando parlare, forse, avrebbe significato fare chiarezza e spazzare via i veri mandanti, i pupari.

Abbiamo visto quanta rabbia e fastidio abbia suscitato un ragazzo che si chiama Roberto Saviano, che ha scritto di camorra( un altro nome della mafia, uno dei tanti), coraggiosamente, abbiamo sentito accusarlo di calcolo e tornaconto personale…….

…e tutto questo è successo tranquillamente, quasi silenziosamente. Quei siciliani arrabbiati e piangenti del 22 maggio 1992 oggi non sono poi così tanti e noi abbiamo dimenticato…tutto è tornato nella normalità, nella quotidianità di una accettazione serena  di una realtà orribile e indegna. E’ cambiato solo il nome del gruppo di azionisti di riferimento dell’onorata società.

” Le vostre idee cammineranno sulle nostre gambe ” , era scritto in uno striscione di quei giorni. Ma noi abbiamo le gambe corte, purtroppo, e non siamo andati tanto lontano.

Ancora madri e figlie

  Figlia :  mami, l’hai tirata fuori la valigia?

Madre : Non ancora.

Figlia : Ci avrei giurato. Stai ancora sperando che un meteorite si abbatta sulla rete ferroviaria!!!

Madri……..Figlie

Giovedì sera parto. Vado in Calabria, a trovare mia madre. Dovere di figlia, dicono.Ma tornare laggiù non è mai una gioia ,per me.Il rapporto con mia madre è pressocchè nullo, anche se ci sentiamo due o tre volte a settimana pur non avendo praticamente niente da dirci. Lei rimane comunque sempre chiusa nel suo mondo e, invecchiando, non migliora davvero. Io ho smesso , da poco, purtroppo, di cercare un modo per arrivare al suo cuore. E’ fatta così e basta. Dura e difficile, un abbraccio quando arrivi e uno quando parti…anche se poi ti vorrebbe lì con lei sempre…ma solo per farle compagnia. Di me, di chi sono davvero, delle mie gioie  e dei miei dolori non le importa nulla, credo. Non mi ha mai chiesto nulla della mia vita da single di ritorno, mai, in tutti questi anni. Così, tutto si risolve in questi arrivi e partenze lungamente attesi e temuti (da me). Perchè ancora adesso, mi fa sentire inadeguata. Ancora adesso aspetto una parola d’amore.  Ancora adesso aspetto le coccole. Da vera idiota. E ho messo così tanti chilometri tra me e lei perchè solo da lontano riesco a trovare un po’del distacco necessario per guardarla senza massacrarmi. Ancora. E poi…tornare in quella casa e non trovarci più lui, mio padre…litigi e mugugni a non finire, tra noi, anche da lontano…ma quante parole e quante cose da dirci! e gli altri…carini, affettuosi, ospitali……prelibatezze in tavola,  sempre,ma davvero mai una parola vera, mai che mi abbiano dato l’impressione di pensare davvero alla mia esistenza, quasi che io, risalendo su quel treno, mi dissolvessi nel nulla, per tornare ad essere solo una voce al telefono .Senza una vita vera, una storia, un mondo. Forse non bisognerebbe mai andar via. perchè tornare, anche solo per una settimana, è come dimenticarsi in un angolo la propria pelle e tornare a riprendersela dopo, scendendo dal treno, col terrore di non trovarla più. E quando torni, ti rimane comunque dentro quel senso di nulla, di tempo perduto, di tristezza, per quello che avrebbe potuto essere e non è mai stato, per quello che dovrebbe essere e non è.Però hai nella valigia i torroncini e la ‘nduja. Ma non è questo a rendertela pesante, no.

Ma la piccoletta, zitta zitta, domani arriva da Bologna,( “così ti porto al treno” ha detto),  giusto due giorni, per un saluto.

Per quell’abbraccio  vero che lei sa, in qualche modo, che continua a mancarmi ancora adesso, nonostante tutto.

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Vorrei.

Vorrei scrivere qualcosa di decente, stasera.

Ma è che sono irrimediabilmente triste e non so neanche da dove incominciare.

Perciò, vi posto un po’ di musica. 

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Giorni così.

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Senza titolo.

Quando accadono le cose terribili di oggi, quando tocca a noi contare i morti, ecco forse solo allora ci ricordiamo di quale cosa orribile e insensata sia la guerra. E che non esistono guerre giuste o sbagliate o necessarie. Solo guerre sanguinose, con morte e distruzione.Mi rendo conto della banalità di quello che scrivo ma non importa quante volte le abbiamo dette, scritte, lette e proclamate, queste ovvietà…non abbiamo comunque trovato modo di smettere, non abbiamo trovato rimedio alla nostra follia.

Forse non l’abbiamo mai nemmeno cercato davvero.

Riflettendo……

Alcuni blog a me cari sono chiusi per ferie, ed è normale.

D’estate è sempre così, quasi come se il blog fosse un lavoro.

Atri sono chiusi per sempre e sono questi a mancarmi di più, quei compagni di viaggio, quelli con cui abbiamo fatto un pezzo di strada insieme, quelli che avevo imparato a sentire vicini e amici….ma tutto passa, ed è normale anche questo.

Buona vita a quelli che non hanno più voglia o tempo o bisogno di tenere questa finestra aperta….

E’ tutto logico e normale e succede continuamente….ma mi dispiace lo stesso,è come se avessi trovato una strada sbarrata per sempre, un ciao che è in realtà un addio, un a mai più.

E’ la normalità che mi frega sempre, alla fine.

Umor nero.

donna-arrabbiato-umore_u2169405111Pessimo umore, stamattina…unica notizia confortante gli insulti che Viareggio ha tributato al Sire…intanto l’immagine di bambini ustionati o carbonizzati del tutto si ingrandisce sempre più nella mia mente fino a diventare una gigantografia, il solito, abusato manifesto della sofferenza…

.

Il mio pc è in avarìa, spero di riaverlo al più presto, perchè da qui mi è difficile leggervi e anche scrivervi.

Buongiorno lo stesso, da arrabbiata.

Sarà…

Stasera chiedo in anticipo scusa per quello che scriverò.

Sono furente, sarà che è troppo caldo, sarà che la mia casa, il mio rifugio, è un accampamento sporco e disordinato, sarà che una persona che frequento da venticinque anni, a cui ho voluto molto bene, quasi fosse la sorella che non ho, mi si rivela ogni giorno più stronza, pigra, lavativa, sfruttatrice e persino razzista, sarà perchè, volente o no, a volte mi tocca star zitta e ingoiare, o forse volente, nel senso che preferisco non scatenare risse che finirebbero in rotture definitive e inappellabili, per quel che mi riguarda, almeno, perchè uno dei miei peggiori difetti è di rompere qualcosa solo quando sono ben certa che non c’è più niente da salvare, giusto per non avere rimpianti e tentazioni di tornare indietro, sarà che leggere che la sporcizia di Roma è colpa della sinistra mi ha fatto capire, una volta per tutte, che siamo merda agli occhi di chi comanda, e che nessuna voce si leverà mai a gridare che non è vero, e che quel che abbiamo davanti è questo, un futuro fatto di ingiurie e sputi….ecco…sarà per tutte queste stupide cose che stasera piango come una bambina. E ormai sono quasi vecchia, il che è ancora peggio.

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