Perdere è una questione di metodo

Archivio per la categoria ‘Riflessioni’

Buona domenica un c****

Che bisognerebbe piantargli un paletto nel cuore.Non dico a chi solo per non farmi chiudere il blog.

Annunci

Riflessioni

Così , stasera, m’è toccato spegnere anche Fazio perchè dopo tre secondi la Mariastella  mi ha fatto venire un attacco di gastrite.

Purtroppo,ho potuto leggere in rete tutte le stronzate che ha detto, mentendo sapendo di mentire.

Veramente, questo paese è finito, morto, sepolto e senza onore.

E mi viene da chiedermi se sono io a vedere con lenti distorte quanto accade, ogni giorno, tutti i giorni…piano piano ci convinceranno tutti, uno ad uno, che è così che si governa un paese democratico.

Finiremo col crederci.

Riflessioni

Mentre assistiamo inorriditi al massacro del popolo libico che lotta contro un miserabile dittatore pazzo e sanguinario e chiude il suo delirante discorso con un invito ad andare a divertirsi e a ballare, ci tocca anche sentire lui, il nostro capo, quello che nonostante la crisi ha incassato 118 milioni di dividendi, ironizzare e prenderci per i fondelli ….. “Oggi sono entrato in parlamento e anche la sinistra voleva venire a fare il ‘bunga bunga’, mi hanno accolto al grido ‘bunga bunga’…” dice durante la presentazione della Fondazione Zeffirelli.  Il sottosegretario Gianni Letta cerca anche di ‘stoppare’ il premier, che invece continua il suo intervento: “Sapete cos’è il bunga bunga? Vuol dire ‘andiamo a divertirci, a ballare, a bere qualcosa’. Anche la sinistra è stata convinta a questa mia visione della vita”.

Le immagini sanguinose che riescono ad arrivare fino a qua, per le vie misteriose dell’etere, mi addolorano profondamento e tutto il mio cuore è accanto a chi sta lottando per un futuro migliore ( che rischia di non esserlo affatto,comunque vada) ma intanto mi cresce dentro la malapianta dell’odio verso questo stronzo che non solo ci sta portando alla rovina, ma ci ride anche sopra.
 

In questi posti davanti al mare

180021_203570336324461_125017774179718_818204_3422860_n1

Sono stata un po’ assente, in questi giorni.

Ma sono ancora qui, in questi posti davanti al mare,  a pensare, sperare, sognare…fare i conti con la vita passata.

Domani è il mio compleanno.

Giorni di bilanci, di consuntivi, di ricordi…e mille altre cose.

Però, restate qui con me, davanti al mare.

Di quel sabato qualunque

Che poi, tanto qualunque non lo è stato,in fondo.

La cosa peggiore è che ho continuato a chiedermi per tutto il tempo che cosa ci avevo trovato, in S., da perderci la testa. Più di sedici anni insieme…una vita, un matrimonio quasi.E sabato l’ho trovato invece insopportabilmente noioso, arrogante,presuntuoso…come sempre, del resto.

Ma anche gentile, galante, tenero . Ancora innamorato, se il suo è un modo d’amare . Ancora a pregarmi di ripensarci.

E mi sono chiesta se la colpa è stata proprio tutta sua, se mollarlo senza voltarmi indietro non è stata pura crudeltà, se alla fine io non sono una di quelle donne dal cuore duro che fanno soffrire gli altri senza battere ciglio.

Poi ho ripercorso tutta la nostra storia.

 Ho riletto i pochi post che avevo scritto al tramonto.

Ho ricordato tutto, ma proprio tutto, quello che abbiamo vissuto insieme.

E ho deciso che no.

Non sono una donna dal cuore duro.

Non sono una persona crudele e ingrata.

Non mi piace fare soffrire gli altri.

Semplicemente , ho un grande istinto di sopravvivenza.

P.S.

Si può essere amici anche se prima c’è stato un altro tipo di rapporto.Finito l’amore, che è anche egoismo, rimane l’affetto, la tenerezza, la complicità di tanti anni, la consapevolezza di quel lungo tratto di strada, di vita, attraversato insieme.Intensamente.

Ma ci vuole una grande capacità di affetto.

E molta umiltà.

E bisogna essere in due ad avercele, queste cose.

150025_168959989804368_157924727574561_397159_7397125_n1

Un sabato qualunque

Ma non proprio qualunque.

Oggi incontro una persona che è stata molto importante nella mia vita, vedi svariati post (categoria dell’amore e altri demoni)

Ci eravamo fatti la promessa di rimanere amici e cerchiamo di rispettarla, anche se parecchie turbolenze (sue) hanno funestato questa promessa, al punto che andare a mangiare qualcosa insieme era veramente impossibile senza che volassero gli stracci.

Non è che io sia proprio felice di passare così tanto tempo con questa persona, S.

Perchè sono sicura che tanto non ha capito nulla.

Che la storia dell’amicizia è una manfrina, una bufala per provare a rimettere insieme i cocci.

Ma questi cocci non potranno mai più essere rimessi insieme. Ne verrebbe fuori un disegno totalmente diverso da quello iniziale, irriconoscibile.

E poi..ho buttato via i cocci più grossi, quelli importanti, quelli che tenevano insieme il vaso…quelli su cui c’era scritto amore…stima…allegria…dolcezza..

Perciò…lo vedo volentieri, mi piace anche chiacchierare con lui, ridere e scherzare..ma…mi fermerei a un aperitivo.

Come siamo strani,eh?

Come tutto finisce, prima o poi!!!!

[kml_flashembed movie="http://www.youtube.com/v/6VmEG0vcsHM" width="425" height="350" wmode="transparent" /]

Il nostro posto

“Il nostro posto”, di Concita De Gregorio

«Sono cresciuta in un Paese fantastico di cui mi hanno insegnato ad essere fiera. Sono stata bambina in un tempo in cui alzarsi a cedere il posto in autobus a una persona anziana, ascoltare prima di parlare, chiedere scusa, permesso, dire ho sbagliato erano principi normali e condivisi di una educazione comune. Sono stata ragazza su banchi di scuola di città di provincia dove gli insegnanti ci invitavano a casa loro, il pomeriggio, a rileggere ad alta voce i testi dei nostri padri per capirne meglio e più piano la lezione.

Sono andata all’estero a studiare ancora, ho visto gli occhi sbigottiti di coloro a cui dicevo che se hai bisogno di ingessare una frattura, nei nostri ospedali, che tu sia il Rettore dell’Università o il bidello della Facoltà fa lo stesso, la cura è dovuta e l’assistenza identica per tutti. Sono stata una giovane donna che ha avuto accesso al lavoro in virtù di quel che aveva imparato a fare e di quel che poteva dare: mai, nemmeno per un istante, ho pensato che a parità di condizioni la sorte sarebbe stata diversa se fossi stata uomo, fervente cattolica, ebrea o musulmana, nata a Bisceglie o a Brescia, se mi fossi sposata in chiesa o no, se avessi deciso di vivere con un uomo con una donna o con nessuno.

Ho saputo senza ombra di dubbio che essere di destra o di sinistra sono cose profondamente diverse, radicalmente diverse: per troppe ragioni da elencare qui ma per una fondamentale, quella che la nostra Costituzione – una Costituzione antifascista – spiega all’articolo 2, proprio all’inizio: l’esistenza (e il rispetto, e il valore, e l’amore) del prossimo. Il “dovere inderogabile di solidarietà” che non è concessione né compassione: è il fondamento della convivenza. Non erano mille anni fa, erano pochi. I miei genitori sapevano che il mio futuro sarebbe stato migliore del loro. Hanno investito su questo – investito in educazione e in conoscenza – ed è stato così. È stato facile, relativamente facile. È stato giusto.

Per i nostri figli il futuro sarà peggiore del nostro. Lo è. Precario, più povero, opaco.
Chi può li manda altrove, li finanzia per l’espatrio, insegna loro a “farsi furbi”. Chi non può soccombe. È un disastro collettivo, la più grande tragedia: stiamo perdendo la fiducia, la voglia di combattere, la speranza. Qualcosa di terribile è accaduto negli ultimi vent’anni. Un modello culturale, etico, morale si è corrotto. La politica non è che lo specchio di un mutamento antropologico, i modelli oggi vincenti ne sono stati il volano: ci hanno mostrato che se violi la legge basta avere i soldi per pagare, se hai belle le gambe puoi sposare un miliardario e fare shopping con la sua carta di credito. Spingi, salta la fila, corrompi, cambia opinione secondo la convenienza, mettiti al soldo di chi ti darà una paghetta magari nella forma di una bella presidenza di ente pubblico, di un ministero. Mettiti in salvo tu da solo e per te: gli altri si arrangino, se ne vadano, tornino a casa loro, crepino.

Ciò che si è insinuato nelle coscienze, nel profondo del Paese, nel comune sentire è un problema più profondo della rappresentanza politica che ha trovato. Quello che ora chiamiamo “berlusconismo” ne è stato il concime e ne è il frutto. Un uomo con un potere immenso che ha promosso e salvato se stesso dalle conseguenze che qualunque altro comune cittadino avrebbe patito nelle medesime condizioni – lo ha fatto col denaro, con le tv che piegano il consenso – e che ha intanto negli anni forgiato e avvilito il comune sentire all’accettazione di questa vergogna come fosse “normale”, anzi auspicabile: un modello vincente. È un tempo cupo quello in cui otto bambine su dieci, in quinta elementare, sperano di fare le veline così poi da grandi trovano un ricco che le sposi. È un tempo triste quello in cui chi è andato solo pochi mesi fa a votare alle primarie del Partito Democratico ha già rinunciato alla speranza, sepolta da incomprensibili diaspore e rancori privati di uomini pubblici.

Non è irrimediabile, però. È venuto il momento di restituire ciò che ci è stato dato. Prima di tutto la mia generazione, che è stata l’ultima di un tempo che aveva un futuro e la prima di quello che non ne ha più. Torniamo a casa, torniamo a scuola, torniamo in battaglia: coltivare i pomodori dietro casa non è una buona idea, metterci la musica in cuffia è un esilio in patria. Lamentarsi che “tanto, ormai” è un inganno e un rifugio, una resa che pagheranno i bambini di dieci anni, regalargli per Natale la playstation non è l’alternativa a una speranza. “Istruitevi perché abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza”, diceva l’uomo che ha fondato questo giornale. Leggete, pensate, imparate, capite e la vita sarà vostra. Nelle vostre mani il destino. Sarete voi la giustizia. Ricominciamo da qui. Prendiamo in mano il testimone dei padri e portiamolo, navigando nella complessità di questo tempo, nelle mani dei figli. Nulla avrà senso se non potremo dirci di averci provato.

Questo solo posso fare, io stessa, mentre ricevo da chi è venuto prima di me il compito e la responsabilità di portare avanti un grande lavoro collettivo. L’Unità è un pezzo della storia di questo Paese in cui tutti e ciascuno, in tempi anche durissimi, hanno speso la loro forza e la loro intelligenza a tenere ferma la barra del timone. Ricevo in eredità – da ultimo da Furio Colombo ed Antonio Padellaro – il senso di un impegno e di un’impresa. Quando immagino quale potrebbe essere il prossimo pezzo di strada, in coerenza con la memoria e in sintonia con l’avvenire, penso a un giornale capace di parlare a tutti noi, a tutti voi di quel che anima le nostre vite, i nostri giorni: la scuola, l’università, la ricerca che genera sapere, l’impresa che genera lavoro. Il lavoro, il diritto ad averlo e a non morirne. La cura dell’ambiente e del mondo in cui viviamo, il modo in cui decidiamo di procurarci l’acqua e la luce nelle nostre case, le politiche capaci di farlo, il governo del territorio, le città e i paesi, lo sguardo oltreconfine sull’Europa e sul mondo, la solidarietà che vuol dire pensare a chi è venuto prima e a chi verrà dopo, a chi è arrivato da noi adesso e viene da un mondo più misero e peggiore, solidarietà fra generazioni, fra genti, fra uguali ma diversi. La garanzia della salute, del reddito, della prospettiva di una vita migliore.

Credo che per raccontare la politica serva la cronaca e che la cronaca della nostra vita sia politica. Credo che abbiamo avuto a sufficienza retroscena per aver voglia di tornare a raccontare, meglio e più onestamente possibile, la scena. Credo che la sinistra, tutta la sinistra dal centro al lato estremo, abbia bisogno di ritrovarsi sulle cose, di trovare e di dare un senso al suo progetto. Il senso, ecco. Ritrovare il senso di una direzione comune fondata su principi condivisi: la laicità, i diritti, le libertà, la sicurezza, la condivisione nel dialogo. Fondata sulle cose, sulla vita, sulla realtà. C’è già tutto quello che serve. Basterebbe rinominarlo, metterlo insieme, capirsi. Aprire e non chiudere, ascoltarsi e non voltarsi di spalle. È un lavoro enorme, naturalmente. Ma possiamo farlo, dobbiamo. Questo giornale è il posto. Indicare sentieri e non solo autostrade, altri modi, altri mondi possibili. Ci vorrà tempo. Cominciamo oggi un lavoro che fra qualche settimana porterà nelle vostre case un quotidiano nuovo anche nella forma. Sarà un giornale diverso ma sarà sempre se stesso come capita, con gli anni, a ciascuno di noi. L’identità, è questo il tema. L’identità del giornale sarà nelle sue inchieste, nelle sue scelte, nel lavoro di ricerca e di approfondimento che – senza sconti per nessuno – sappia spiegare cosa sta diventando questo paese; nelle voci autorevoli che ci suggeriscano dove altro sia possibile andare, invece, e come farlo. Sarà certo, lo vorrei, un giornale normale niente affatto nel senso dispregiativo, e per me incomprensibile, che molti danno a questo attributo: sarà un normale giornale di militanza, di battaglia, di opposizione a tutto quel che non ci piace e non ci serve. Aperto a chi ha da dire, a tutti quelli che non hanno sinora avuto posto per dire accanto a quelli che vorranno continuare ad esercitare qui la loro passione, il loro impegno. Non è qualcosa, come chiunque capisce, che si possa fare in solitudine. C’è bisogno di voi. Di tutti, uno per uno. Non ci si può tirare indietro adesso, non si deve. È questa la nostra storia, questo è il nostro posto.»

L’Unita, 26 Agosto 2008

Tirar tardi..

…aspettando di sapere qualcosa in più di quello che succede a mirafiori.

Da quel che sembra, i sì non stravincono come pensavamo tutti ( del resto, come si fa a scegliere se l’alternativa è perdere il lavoro?)..ma a quanto pare, comunque finisca, sembra che da quelle parti LA DIGNITA’ STIA FACENDO GLI STRAORDINARI.

Finalmente

Finalmente ho il pc a posto, una connessione wireless e tutto il necessario per tornare qui al bar in pompa magna, in tempo per penZierini della sera,mugugni e incazzature varie….che bello!!!! con calma potrò fare il giro dei vostri blog, aggiornarmi un po’ su di voi…uffi, mi siete mancati un sacco!!!!

Leggo del rammarico di un barbaro consigliere leghista di cui ignoro ( e spero di continuare a ignorare) il nome per i danni NON permanenti riportati da Nichi Vendola dopo la sua  (chiamiamola così) disavventura.

 In un normale paese civile una dichiarazione del genere avrebbe sollevato reazioni piuttosto pesanti.

Qui,nel beato paese dei campanelli, nessuno batte ciglio, o appena appena scuote il capo,tantova bene tutto, no?

dopo abbuffate  di porcherie di tutti i generi, dalle leggi per tenere il capo fuori di galera alle finte molotov di Bolzaneto, passando per le varie Carfagne diventate ministre per meriti che taccio solo per pietà di noi stessi e i Bondi che ci abbandonano per amore…beh, cosa volete che siano dichiarazioni del genere???

non ci si indigna più, è fuori moda.

Ma anch’io sono fuori moda e vorrei tanto guardare bene in faccia quella specie di truzzo cafone  tamarro ecc.ecc…giusto per dirgli che i DANNI PERMANENTI lui ce li ha già, in quel cervellino bacato grande più o meno come un coriandolo che probabilmente svolazza  nella sua scatola cranica, solo soletto.

Ma sono qui,ben lontana dalle alte sfere del potere, e posso  solo imbufalirmi, come al solito, quasi in silenzio.

Avevo già scritto,tempo fa, che avrei voluto disitanializzarmi…..non serve che lo riscriva…però da allora il fondo è diventato molto molto molto più fondo e il fango ricopre tutto come una coperta di piombo….tra un po’ servirà la maschera antigas per respirare.

E non posso fare a meno di chiedermi, per l’ennesima volta, quanto siamo disposti ancora a sopportare?

 fino a che punto?

 quando scatterà quella molla, quando scoccherà quella scintilla, quando la smetteremo di sentirci impotenti e scenderemo in piazza, tutti quanti, senza bisogno di bandiere e di slogan, armati solo della nostra rabbia e della nostra vergogna e insofferenza e  li cacceremo via , definitivamente, irrevocabilmente,   fino a  dimenticarci che sono esistiti?

Ok, era solo un sogno di mezzo inverno. 

Lasciamo perdere.

Post estinto

Chiedo scusa ai commentatori del post  ” Malignità ecc….” ormai cancellato, perchè così ho cancellato anche le loro parole, ma preferisco evitare fraintendimenti.

Non è il momento, e sinceramente,  non ho voglia nè tempo di  spiegare quello che non dovrebbe avere bisogno di spiegazioni.

Una battutaccia e basta.

 E non m’importa se qualcuna s’è redenta e adesso fa la guerra alle cosche mafiose del suo partito.  Lì c’è arrivata in una certa maniera , punto.

Mia figlia ha una laurea con centodieci e lode e pubblicazione della tesi e fa tre lavori per mantenersi.

Però una cosa mi corre l’obbligo di dirla : mi è sembrato di capire che  fondamentalmente la verità non bisogna dirla mai fino in fondo.

Nemmeno qui.

Saluti.

Le donne belle

Le donne sono comunque belle, alcune lo sono di più.

Noi abbiamo un po’ di donne alla ribalta, belle ma di bellezze diverse e lontanissime tra loro, non per tratti somatici, ma per quello che sono dentro.

La giornalista Maria Luisa Busi è una donna bella , educata, sommessa, quasi timida, ma forte e decisa quando si tratta di fare delle scelte e conservare il rispetto di sè.

La giornalista Daria Bignardi è una  donna bella, educata, bravissima a fare il suo lavoro, piena di grinta e di ironia, capace di sorridere senza sembrare una soubrettina e di inchiodare chi ha davanti con sguardi puntuti.

Entrambe eleganti, di quell’eleganza che in televisione non esiste più, entrambe intelligenti, diverse ma simili, nella capacità di porsi con garbo e decisione, nel non gridarsi, mettersi in piazza,involgarirsi.

Le guardavo con ammirazione, venerdì sera, l’una intenta a chiedere, un po’ divertita e fintamente meravigliata, l’altra serena, nel raccontarsi, nel dire di sè e delle sue scelte e della sua vergogna davanti a chi le gridava che non stava svolgendo il suo lavoro lealmente, riservata ma chiara nel raccontare episodi del passato forse un po’ imbarazzanti, rifiutando sdegnosamente  e con semplicità di cadere nella trappola del gossip, dicendo a un certo punto ( chi lo fa più, ormai?) “io parlo di me, delle altre non so e non mi interessa”.

La ministra Mara Carfagna e l’onorevole Alessandra Mussolini sono due donne belle.

 E basta.

E’ ora del caffè

Tutto cospira contro di me, a cominciare dal  tempo, sia meteorologico ( nebbioso e con quella pioggerella autunnale che se arrivasse dopo molte giornale di sole ti farebbe anche piacere, ma dopo diluvi e tempeste ti fa solo girare le p…e ) al tempo di vita, quello che scorre , perchè ho un miliardo di cose da fare  e non so più come sbrogliarmela.

Poi , leggo sul giornale online che il Sire non ci pensa neanche a mollare l’osso e quelle p…e di cui sopra mi girano anche di più, a velocità stratosferica.

[ ‘Sto qui non ce lo leviamo più di torno, è la maledizione di Tutankamon, le sette piaghe d’Egitto ( vedi cugina di Mubarak, che testa di c…. a inventarsi cose così, ma come si fa….).

Ma Silviuccio nostro , ti firmeremo un salvancondotto , giureremo e spergiureremo che tu sei quasi un santo, annulleremo tutti i processi, proclameremo  con editto repubblicano  o bolla papale  se preferisci ( non in gotico latino perchè magari diventa un problema, visto che qui ormai anche l’italiano è lingua morta) che sei stato il migliore, se vuoi anche una statua a Montecitorio in grandezza naturale ( completa di sopratacchi), ti scriveremo lettere d’amore e provvederemo a una fornitura a vita di escort e pillole blu, ma ti supplichiamo, VAI.

Lasciaci al nostro destino. Abbandonaci. Goditi la vita, tu che puoi.]

Perciò , dopo mugugni, riflessioni e preghiere un caffè veloce ma profumato e buona giornata.

scannedimage-51

La caduta dell’impero

Si sta consumando il dramma della fine del berlusconismo, in questi giorni, e purtroppo sarà una fine terribile e rovinosa per questo paese, come se non avesse già pagato un prezzo esorbitante negli ultimi diciassette anni (interrotti qua e là da brevi pause).

Ormai, credo, siamo al si salvi chi può. Se   si ritornerà a votare con l’attuale legge, il rischio grosso è quello di ritrovarsi di nuovo il Sire al centro dell’universo politico, pronto a finire di distruggere quello che da un pezzo ha cominciato ( non si lasciano i lavori a metà).

Ieri, però, mi è sembrato di capire dalle parole del suo exfedele scudiero, che forse in questa povera italia demente e sputtanata, sta nascendo una destra.  Una destra normale, europea, decente. Che nulla ha  a che fare con l’Impero.

Lo spero. Sarebbe già un risultato, comunque vada.

Intanto, mentre tutto va in pezzi, e noi aspettiamo di pagare un ulteriore conto  ( che sarà salatissimo) grazie alla pazzia al potere,  piove e noi  beviamo il nostro caffè guardando la pioggia là fuori che c’immalinconisce un po’.pioggia1

‘U CUNTU

 Non trovo parole stasera e penso che Battiato, invece, le abbia trovate e sappia  usarle molto meglio di me. Siamo  proprio arrivati qui.

[kml_flashembed movie="http://www.youtube.com/v/PFyZaKX-sIw" width="425" height="350" wmode="transparent" /]

Alessio libero

La cronaca nerissima di questi giorni mi ha, mio malgrado, coinvolta, costringendomi a fermarmi a riflettere sull’impazzimento totale  che ormai sta raggiungendo livelli da manicomio criminale…ma quello che più mi sconvolge, mi disturba, mi lascia letteralmente senza fiato è leggere che l’arresto del giovane che con un pugno ha ucciso una donna è stato, nell’ordine:

–  oggetto di discussione all’interno del partito di maggioranza, come se l’arresto per  un omicidio sia pure involontario possa e debba essere argomento di discussione politica e/o partitica;

–  oggetto di discussione nell’opinione pubblica che si è divisa in pro e contro l’arresto e l’imprigionamento del colpevole, come se ci fosse motivo di discutere qualcosa;

– causa di cori degli amici che urlano ” Alessio libero”  sotto la sua casa, che insultano i carabinieri arrivati ad arrestarlo, che lo applaudono come un eroe.

Alessio, lo chiamo anch’io per nome, è comunque un assassino.

Ha colpito con un pugno una donna con tale violenza da ucciderla, una donna, scrivo , non una rumena, come continuano a dire i tiggì e a scrivere i giornali, una donna che aveva la sua vita, la sua famiglia, il suo lavoro e magari anche  dei sogni, dei progetti, delle speranze.

Aveva trentatrè anni.

Ha avuto la sfortuna di incontrare Alessio, una mattina, alla stazione del metrò, la sfortuna di mettersi a discutere con lui, la sfortuna di beccarsi un pugno capace di ucciderla.

Magari, se avesse incontrato Alessio un altro giorno, in un altro momento, in un’altra stazione del metrò, al bar o in un  negozio, non sarebbe successo nulla. Magari si sarebbero scambiati un sorriso e un cenno del capo.

Ma non è andata così.

Mi fa tanta pena Alessio, per quello che ha fatto,  per l’angoscia di avere spento una vita, per avere comunque cambiato, con quel pugno,  anche il corso della sua , di vita.

Ma ha sbagliato. Non voleva farlo, ma l’ha fatto. Non credeva davvero che finisse così, Alessio. Un pugno e via. E invece no. Un pugno e due vite distrutte. Però vorrei dire ad Alessio che non si prendono a pugni le persone, tanto meno le donne. Non si reagisce a un diverbio  sputando, facendo a botte, picchiando.

Mi fa pena, Alessio, ma mi fanno ancora più pena i familiari di quella donna che quella mattina, per strada, ha incontrato un pugno che l’ha uccisa.

E mi fanno pena, orrore, disgusto le discussioni sull’opportunità politica dell’arresto di un omicida, mi fanno pena, orrore, disgusto i cori da stadio degli amici, gli insulti ai carabinieri, l’arroganza di urlare ” Alessio libero ” come se fosse vittima di chissà quale ingiustizia e non della sua stessa violenza, mi fanno pena , orrore, disgusto, gli  applausi….perchè vuol dire che quel che è successo nulla ha insegnato a quei giovani e che cose come questa, alla fine, sono per loro normali, banali incidenti di percorso, basta voltare pagina, magari una ramanzina, un po’ di arresti domiciliari e poi il perdono, perchè, in fondo, è un bravo ragazzo.

Il perdono, certo, ma a tempo  e luogo. Ci sono dei debiti da saldare, c’è il rimorso e l’angoscia e il pentimento e la presa di coscienza .

Ecco, è proprio questa la cosa terribile…questo non prendere davvero coscienza di quello che è successo, questo non capire davvero quanto è tutto sbagliato….

Nulla voglio dire su quei rappresentanti eletti dal popolo che, ancora una volta,  hanno perso l’occasione di stare zitti.

Tempo

E’ di nuovo Lunedì, tanto per non dimenticare il fatale e inesorabile andare del tempo, della nostra vita, di questro treno che non si ferma mai, diretto chissà dove, chissà perchè, chissà quando..

E non posso fare a meno di pensare a quanta parte di questo tempo che mi sfugge senza scampo continuo a sprecare, in mille noiose inutili cose, a quanto mondo mi lascio scorrere accanto, a quanti sorrisi  mi perdo e alle dolcissime meravigliose cose che la vita ,  nel suo tempo scandito e  perduto mi lascia vedere senza che io le veda davvero, guardando , a volte, cocciutamente,  stupidamente, altrove.

E’ di nuovo Lunedì, ed è ora di tornare alle ” usuali cose “, senza troppe  malinconie, guardando un cielo grigio , là fuori, pieno comunque di incomparabile bellezza e mistero.

 E allora buon giorno, e buon lunedì.

La famiglia, gli uomini, le donne, la violenza e l’orrore.

Mi sarebbe piaciuto raccontarvi un po’ di me, oggi, le novità , i progetti che pian piano sembrano avviarsi a compimento…ma la cronaca , la cronaca non lascia spazio, costringe a una riflessione , banale e risaputa, ormai, ma pressante.

Non voglio dissertare (non ne avrei le capacità, del resto) sulle implicazioni sociali, psicologiche ecc..ecc… che questi orrori impongono, però mi viene naturale dire che ormai basta, ormai………. ragioniamoci davvero su questo strabiliante concetto di famiglia, questa parola di cui volentieri si riempiono la bocca prelati e politici e gente comune, questo luogo sfolgorante d’affetto e di valori che dovrebbe avvolgerci come una dolce coltre rassicurante e invece spesso ci fa solo soffrire, ci violenta psicologicamente, coi suoi ricatti emotivi e le sue logiche di potere-dovere, questa famiglia che a volte è solo una presenza ingombrante, disturbante, penosa, nella nostra vita…e altre volte diventa presenza molesta e infine assassina……….

……ragioniamoci davvero su questo modo di essere di tanti uomini, sporchi dentro, malati, frustrati, deboli e violenti…e assassini…….

……..ragioniamoci davvero su queste donne, le madri, le compagne , le amiche che spesso assistono conniventi e protettive alle malvigità, alle violenze dei loro uomini (si fa per dire), e spesso li scusano, li giustificano, li aiutano…..

Riflettiamoci, anche se non servirà a nulla, lo so.

Ma all’ennesima vittima, all’ennesimo sorriso che è stato spento con la violenza  da un familiare, un ometto disgustoso e vigliacco, forse oggi , non solo oggi, ma almeno oggi, lo dobbiamo.

No, non ho dimenticato

Le solite commemorazioni di facciata, ieri…non tutte certo e non solo.

I soliti discorsi ipocriti e le solite giacchecravattegessatieimpomatati.

Ma non ti abbiamo dimenticato, GIOVANNI FALCONE, non ti ho dimenticato, io qui, dal bar semichiuso per lavori in corso, e non ho dimenticato quelli che sono morti con te, GIOVANNI FALCONE, morti per servire uno stato straccione e ingrato e corrotto.

E riscrivo qui, oggi, quello che ho scritto un anno fa.

Con un po’ di rabbia e di amarezza in più, ad ogni anno che passa e mentre la marea di fango si allarga e non ci sommerge nemmeno più perchè nel frattempo abbiamo imparato a nuotarci dentro , e ogni tanto ci scrolliamo  di dosso un po’ di lerciume schizzandolo tutto attorno, ritornando poi placidamente a navigare a vista nel mare lurido che ci circonda.

Comunque GRAZIE, GRAZIE per il vostro sacrificio,anche se non lo meritavamo, non lo meritavamo davvero, proprio no.

Diciassette anni.

(Adesso diciotto.)

Diciassette lunghi anni da quel 22 maggio 1992, da quando Giovanni Falcone moriva insieme ai suoi uomini a Capaci, un luogo sconosciuto ai più , un luogo che da allora è rimasto nella nostra memoria collettiva, simbolo di sangue e di vergogna.

In quei giorni, pur travolti dall’angoscia e dall’orrore, in molti sperammo che quell’orribile strage, cambiasse qualcosa nel modo di essere e di vivere, nostro e dei siciliani. Pensammo che una tale violenza, una tale arroganza era troppo per tutti. Perfino per lo Stato connivente, sembrava troppo. Sentivamo un’onda di rabbia salire dentro e intorno a noi, la rabbia della gente comune, la rabbia di quelli che con la mafia ci convivevano e , loro malgrado, finivano per accettarla. E sentivamo una richiesta, forte e chiara, che veniva dalla gente, ed era una domanda di giustizia e di liberazione da una sudditanza.

Persino quando, a soli due mesi di distanza, venne il turno di Paolo Borsellino e della sua scorta, nella commozione e nel dolore di tutti c’era dentro la voglia rabbiosa di farla finita con quel cancro maledetto che dilagava indisturbato e nutrito da una parte dei nostri rappresentanti politici.

Pensammo, io pensai, e tanti come me, che il vaso era colmo, che l’arroganza di due attentati così feroci e distruttivi, avevano fatto scattare all’interno dello Stato e della gente la molla  che ci avrebbe portati ad affrontare onestamente un problema, una volta per tutte.

Sembrava che fosse nata una nuova coscienza popolare, che l’opinione publica , così indignata e furente, in quei mesi , sarebbe stata capace di muovere le montagne dell’omertà, dei silenzi, delle connivenze, dei calcoli politici.

Sbagliavamo.

In questi diciassette anni la mafia è passata di moda, abbiamo visto il pool antimafia svuotarsi di ogni significato fino a vederlo smantellato e snaturato, abbiamo sentito sedicenti ministri affermare che la mafia non esiste più e che caso mai bisogna conviverci, abbiamo sentito cosidetti onorevoli dichiarare che il nome dell’aeroporto di Palermo, intitolato a due servitori dello Stato massacrati per aver fatto il loro dovere, preoccuparsi che tali nomi potessero infangare il  buon nome della Sicilia ( che assurdità ), abbiamo visto la Sicilia consegnarsi felicemente nelle mani dei poteri forti, quelli che con la mafia ci fanno affari e mietono voti, abbiamo sentito dire che un tale Mangano,  un mafioso, è da considerarsi un eroe, per aver taciuto quando parlare, forse, avrebbe significato fare chiarezza e spazzare via i veri mandanti, i pupari.

Abbiamo visto quanta rabbia e fastidio abbia suscitato un ragazzo che si chiama Roberto Saviano, che ha scritto di camorra( un altro nome della mafia, uno dei tanti), coraggiosamente, abbiamo sentito accusarlo di calcolo e tornaconto personale…….

…e tutto questo è successo tranquillamente, quasi silenziosamente. Quei siciliani arrabbiati e piangenti del 22 maggio 1992 oggi non sono poi così tanti e noi abbiamo dimenticato…tutto è tornato nella normalità, nella quotidianità di una accettazione serena  di una realtà orribile e indegna. E’ cambiato solo il nome del gruppo di azionisti di riferimento dell’onorata società.

” Le vostre idee cammineranno sulle nostre gambe ” , era scritto in uno striscione di quei giorni. Ma noi abbiamo le gambe corte, purtroppo, e non siamo andati tanto lontano.

No, non chiudo

Sono mesi che trascuro questo blog, lo so.

Sono mesi che trascuro gli amici che mi hanno fatto e mi fanno ancora l’onore di passare di qua, lo so.

Sono mesi che mi faccio viva sporadicamente, con qualche immagine o frase estemporanea, buttata lì,  a seconda del momento, lo so.

Sono mesi che ogni tanto mi viente in mente di cliccare su quel delete che vorrebbe dire chiudo i battenti, so anche anche questo.

Ma sono mesi che non lo faccio, che rimando , che mi dico mah, vediamo, poi si vedrà…

Perchè in realtà la mia assenza non nasce da noia o indifferenza o assuefazione o dal silenzio interiore…ne avrei di cose da dire, se solo volessi o potessi dirle!!!!

E’ un’assenza che nasce da una profonda tristezza , da uno stupido assurdo senso di vuoto che mi consuma i giorni, le ore, i sorrisi, i caffè, perfino le rabbie.

E allora questo bar resta qua, a porte aperte, aspettando giorni migliori, se verranno, e so che verranno.

Quelle luci.

Una sera d’autunno, come ieri, o un’altra qualunque, con l’aria un po’ nebbiosa e umida di novembre, l’odore di fumo  che arriva  da qualche camino, quell’inconfondibile profumo di legna, di caldo, di casa, qualche goccia di pioggia lieve e la stagione che lentamente  declina e si avvia all’inverno, ancora mite, ancora dolce………………………….e poi, davanti a un qualunque supermercato, le luci di natale, già accese, sfavillanti nella notte e assurde.

E ti viene la rabbiosa certezza della nostra inguaribile stupidità, dello sciocco spreco di ogni cosa…..e non solo le risorse del mondo, no, che già sarebbe un’idiozia sufficiente, no, lo spreco dei nostri giorni,l’allegro incosciente dilapidare del tempo, perchè corriamo sempre avanti, e a novembre è già natale, a gennaio carnevale e a febbraio pasqua, per poi subito pensare ai costumi da bagno e alle sdraio…mentre intorno ci sfiorano le stagioni, i mesi, quelli veri, ma noi continuiamo, rovinosamente, a ignorarle, a perderci la bellezza del fluire del tempo secondo i suoi ritmi, quelli reali, che non c’entrano nulla di nulla con  le regole di mercato,  continuiamo, da sciocchi,a perderci la vita  vera, le  piccole inarrestabili meravigliose cose che questo tempo tiranno comunque regala.

♥ melodiestonate ♥

Un blog da leggere... .Per chi ha tempo da perdere...♥

Perdere è una questione di metodo

bloggin'utile

Perdere è una questione di metodo

DaNein

L'iberté!!! Hégalité!!! Avv'inazzhé!!!

folletta baci baci

Perdere è una questione di metodo

ilpescatorediparole

Perdere è una questione di metodo

Navigando Controvento

Perdere è una questione di metodo

Daily Godot's Weblog

Quando arriva Godot...

I Care

Perdere è una questione di metodo

Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

angelinablogblog

Perdere è una questione di metodo

ANTANDBUTTERFLY

Perdere è una questione di metodo

lavinia

Perdere è una questione di metodo

Valeriascrive

Perdere è una questione di metodo

Aboccaaperta

Perdere è una questione di metodo

stellablog

Perdere è una questione di metodo

La pioggia di settembre

Perdere è una questione di metodo

pensierini

Perdere è una questione di metodo

miscredente08

Perdere è una questione di metodo