Perdere è una questione di metodo

Archivio per gennaio, 2011

PenZierino della sera

Non serve spiegare perchè questo penZierino, vero?

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Caro amico ti scrivo….

«Piano bipartisan per la crescita»

La proposta di Berlusconi. Offerta a Bersani: agiamo insieme

Non mi nascondo il problema della particolare aggressività che, per ragioni come sempre esterne alla dialettica sociale e parlamentare, affligge il sistema politico. Ne sono preoccupato come e più del presidente Napolitano. E per questo, dal momento che il segretario del Pd è stato in passato sensibile al tema delle liberalizzazioni e, nonostante qualche sua inappropriata associazione al coro strillato dei moralisti un tanto al chilo, ha la cultura pragmatica di un emiliano, propongo a Bersani di agire insieme in Parlamento, in forme da concordare, per discutere senza pregiudizi ed esclusivismi un grande piano bipartisan per la crescita dell’economia italiana; un piano del governo il cui fulcro è la riforma costituzionale dell’articolo 41, annunciata da mesi dal ministro Tremonti, e misure drastiche di allocazione sul mercato del patrimonio pubblico e di vasta defiscalizzazione a vantaggio delle imprese e dei giovani.

Il nostro Signore e Padrone deve fare delle proposte politiche serie e importanti all’opposizione e cosa fa? La convoca a Palazzo Chigi? Nooooo,che modi sono questi!! Probabilmente è stato un po’ lì a pensarci chiedendosi…telefono?magari li becco sulla 7 o a Ballarò chissà!  li invito nel salotto buono di Vespa? li invito una sera a cena, invece delle solite squinziette o magari ne faccio venire solo due o tre per alleggerire l’atmosfera???? mumble mumble…., alla fine  ha messo mano alla penna e ha scritto una letterina, ma non l’ha inviata ai destinatari o al destinatario, no, ecchecavolo, l’ha mandata al Corriere della Sera.

Che dire? Paroline? Parolone? Parolacce?

E il contenuto della lettera, poi…le proposte indecenti che contiene….

No ,non riesco a dire nulla, a questo punto ammutolisco….mi limito a citare Giannini che sulla Repubblica di oggi ha chiosato un bell’articolo scrivendo:

“Il suo modello non è Milton Friedman. È Cetto La Qualunque.”

Condivido.

..è sempre lunedì!!

Ciao,buongiorno, eccoci qui ad affrontare un’altra settimana.

Ma se ci penso, meglio esserci,no???

Avrei un po’ di cosette da raccontare,  al di la’ dei miei soliti deliri quotidiani, ma ho esaurito il tempo, al momento, devo correre a una riunione…….però due minuti per voi ce li ho ancora………………………posso fare il caffè???? 

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Un sabato qualunque

Ma non proprio qualunque.

Oggi incontro una persona che è stata molto importante nella mia vita, vedi svariati post (categoria dell’amore e altri demoni)

Ci eravamo fatti la promessa di rimanere amici e cerchiamo di rispettarla, anche se parecchie turbolenze (sue) hanno funestato questa promessa, al punto che andare a mangiare qualcosa insieme era veramente impossibile senza che volassero gli stracci.

Non è che io sia proprio felice di passare così tanto tempo con questa persona, S.

Perchè sono sicura che tanto non ha capito nulla.

Che la storia dell’amicizia è una manfrina, una bufala per provare a rimettere insieme i cocci.

Ma questi cocci non potranno mai più essere rimessi insieme. Ne verrebbe fuori un disegno totalmente diverso da quello iniziale, irriconoscibile.

E poi..ho buttato via i cocci più grossi, quelli importanti, quelli che tenevano insieme il vaso…quelli su cui c’era scritto amore…stima…allegria…dolcezza..

Perciò…lo vedo volentieri, mi piace anche chiacchierare con lui, ridere e scherzare..ma…mi fermerei a un aperitivo.

Come siamo strani,eh?

Come tutto finisce, prima o poi!!!!

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Poufff….

Dopo aver letto che il capo, nonchè nostro signore e padrone  dichiara, nell’ordine, che:

– Non ha alcun timore di farsi giudicare ( caspita, è per quello che è sempre dai giudici!!!),

–  Ha diritto come ogni  altro cittadino (anch’io) di farsi giudicare dal suo giudice naturale ,che non è stato fatto apposta per lui ( ma dai..) e cioè il  Tribunale dei Ministri ( se sceglieva sua zia faceva più bella figura),

– Ha la coscienza  assolutamente tranquilla ( presumo che anche Jack lo squartatore la pensasse così),

– Farà una Riforma della Giustizia che ridisegnerà il volto dello Stato  ( e te credo!!!),

– Va avanti per il bene del Paese…

…e qui mi fermo,perchè mi viene voglia di distruggere la tastiera mentre scrivo queste cose…

…….insomma ,dopo aver letto queste serie e interessanti cosucce, i miei palloncini hanno fatto pouff…ed io sono precipitata, naturalmente in un mare di fango.palloncino1-300x1911

Posso volare via per un po’? (in attesa di tempi migliori..)

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Riflessioni di passaggio

Oggi, la vista, anche da lontano, dei giornali mi da’ letteralmente il voltastomaco…continuo a ripetermi che non è possibile, che è una cosa mai vista, che non se ne può più…ma la realtà è sempre lì, davanti ai miei occhi.

Scenderanno in piazza contro la magistratura, capito???

Questo significa delegittimare l’ esercizio della giustizia, definitivamente.

Comunque, basta, quello che sta succedendo non è più questione di schieramenti politici, è questione di puro semplice buonsenso, di democrazia, di libertà, quella vera, non quella dei bunga bunga..

Chiaramente, è evidente che non ne usciremo più,  e , lo ripeto perchè ne sono convinta, quando finirà, non finirà bene.

Per nessuno.

CHE SIA CHIARO!!!!

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Quanti caffè??

frameimage4Che bello, è giovedì, il fine settimana si avvicina, c’è un bel sole e stamattina io non sono arrabbiata…riesco a fare spallucce davanti al gigantesco immondazzaio che siamo diventati e invece di ammorbarvi con le mie solite lagne  o i miei post incazzosi e sicuramente noiosissimi vi invito a prendere un buon caffè, così, allegramente.

Buongiorno!!!!

PenZierino della sera

                    [kml_flashembed movie="http://www.youtube.com/v/YnxUd2_lr9w" width="425" height="350" wmode="transparent" /]DEDICATO A LEIfamous-cartoon-character-lucy12

Il nostro posto

“Il nostro posto”, di Concita De Gregorio

«Sono cresciuta in un Paese fantastico di cui mi hanno insegnato ad essere fiera. Sono stata bambina in un tempo in cui alzarsi a cedere il posto in autobus a una persona anziana, ascoltare prima di parlare, chiedere scusa, permesso, dire ho sbagliato erano principi normali e condivisi di una educazione comune. Sono stata ragazza su banchi di scuola di città di provincia dove gli insegnanti ci invitavano a casa loro, il pomeriggio, a rileggere ad alta voce i testi dei nostri padri per capirne meglio e più piano la lezione.

Sono andata all’estero a studiare ancora, ho visto gli occhi sbigottiti di coloro a cui dicevo che se hai bisogno di ingessare una frattura, nei nostri ospedali, che tu sia il Rettore dell’Università o il bidello della Facoltà fa lo stesso, la cura è dovuta e l’assistenza identica per tutti. Sono stata una giovane donna che ha avuto accesso al lavoro in virtù di quel che aveva imparato a fare e di quel che poteva dare: mai, nemmeno per un istante, ho pensato che a parità di condizioni la sorte sarebbe stata diversa se fossi stata uomo, fervente cattolica, ebrea o musulmana, nata a Bisceglie o a Brescia, se mi fossi sposata in chiesa o no, se avessi deciso di vivere con un uomo con una donna o con nessuno.

Ho saputo senza ombra di dubbio che essere di destra o di sinistra sono cose profondamente diverse, radicalmente diverse: per troppe ragioni da elencare qui ma per una fondamentale, quella che la nostra Costituzione – una Costituzione antifascista – spiega all’articolo 2, proprio all’inizio: l’esistenza (e il rispetto, e il valore, e l’amore) del prossimo. Il “dovere inderogabile di solidarietà” che non è concessione né compassione: è il fondamento della convivenza. Non erano mille anni fa, erano pochi. I miei genitori sapevano che il mio futuro sarebbe stato migliore del loro. Hanno investito su questo – investito in educazione e in conoscenza – ed è stato così. È stato facile, relativamente facile. È stato giusto.

Per i nostri figli il futuro sarà peggiore del nostro. Lo è. Precario, più povero, opaco.
Chi può li manda altrove, li finanzia per l’espatrio, insegna loro a “farsi furbi”. Chi non può soccombe. È un disastro collettivo, la più grande tragedia: stiamo perdendo la fiducia, la voglia di combattere, la speranza. Qualcosa di terribile è accaduto negli ultimi vent’anni. Un modello culturale, etico, morale si è corrotto. La politica non è che lo specchio di un mutamento antropologico, i modelli oggi vincenti ne sono stati il volano: ci hanno mostrato che se violi la legge basta avere i soldi per pagare, se hai belle le gambe puoi sposare un miliardario e fare shopping con la sua carta di credito. Spingi, salta la fila, corrompi, cambia opinione secondo la convenienza, mettiti al soldo di chi ti darà una paghetta magari nella forma di una bella presidenza di ente pubblico, di un ministero. Mettiti in salvo tu da solo e per te: gli altri si arrangino, se ne vadano, tornino a casa loro, crepino.

Ciò che si è insinuato nelle coscienze, nel profondo del Paese, nel comune sentire è un problema più profondo della rappresentanza politica che ha trovato. Quello che ora chiamiamo “berlusconismo” ne è stato il concime e ne è il frutto. Un uomo con un potere immenso che ha promosso e salvato se stesso dalle conseguenze che qualunque altro comune cittadino avrebbe patito nelle medesime condizioni – lo ha fatto col denaro, con le tv che piegano il consenso – e che ha intanto negli anni forgiato e avvilito il comune sentire all’accettazione di questa vergogna come fosse “normale”, anzi auspicabile: un modello vincente. È un tempo cupo quello in cui otto bambine su dieci, in quinta elementare, sperano di fare le veline così poi da grandi trovano un ricco che le sposi. È un tempo triste quello in cui chi è andato solo pochi mesi fa a votare alle primarie del Partito Democratico ha già rinunciato alla speranza, sepolta da incomprensibili diaspore e rancori privati di uomini pubblici.

Non è irrimediabile, però. È venuto il momento di restituire ciò che ci è stato dato. Prima di tutto la mia generazione, che è stata l’ultima di un tempo che aveva un futuro e la prima di quello che non ne ha più. Torniamo a casa, torniamo a scuola, torniamo in battaglia: coltivare i pomodori dietro casa non è una buona idea, metterci la musica in cuffia è un esilio in patria. Lamentarsi che “tanto, ormai” è un inganno e un rifugio, una resa che pagheranno i bambini di dieci anni, regalargli per Natale la playstation non è l’alternativa a una speranza. “Istruitevi perché abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza”, diceva l’uomo che ha fondato questo giornale. Leggete, pensate, imparate, capite e la vita sarà vostra. Nelle vostre mani il destino. Sarete voi la giustizia. Ricominciamo da qui. Prendiamo in mano il testimone dei padri e portiamolo, navigando nella complessità di questo tempo, nelle mani dei figli. Nulla avrà senso se non potremo dirci di averci provato.

Questo solo posso fare, io stessa, mentre ricevo da chi è venuto prima di me il compito e la responsabilità di portare avanti un grande lavoro collettivo. L’Unità è un pezzo della storia di questo Paese in cui tutti e ciascuno, in tempi anche durissimi, hanno speso la loro forza e la loro intelligenza a tenere ferma la barra del timone. Ricevo in eredità – da ultimo da Furio Colombo ed Antonio Padellaro – il senso di un impegno e di un’impresa. Quando immagino quale potrebbe essere il prossimo pezzo di strada, in coerenza con la memoria e in sintonia con l’avvenire, penso a un giornale capace di parlare a tutti noi, a tutti voi di quel che anima le nostre vite, i nostri giorni: la scuola, l’università, la ricerca che genera sapere, l’impresa che genera lavoro. Il lavoro, il diritto ad averlo e a non morirne. La cura dell’ambiente e del mondo in cui viviamo, il modo in cui decidiamo di procurarci l’acqua e la luce nelle nostre case, le politiche capaci di farlo, il governo del territorio, le città e i paesi, lo sguardo oltreconfine sull’Europa e sul mondo, la solidarietà che vuol dire pensare a chi è venuto prima e a chi verrà dopo, a chi è arrivato da noi adesso e viene da un mondo più misero e peggiore, solidarietà fra generazioni, fra genti, fra uguali ma diversi. La garanzia della salute, del reddito, della prospettiva di una vita migliore.

Credo che per raccontare la politica serva la cronaca e che la cronaca della nostra vita sia politica. Credo che abbiamo avuto a sufficienza retroscena per aver voglia di tornare a raccontare, meglio e più onestamente possibile, la scena. Credo che la sinistra, tutta la sinistra dal centro al lato estremo, abbia bisogno di ritrovarsi sulle cose, di trovare e di dare un senso al suo progetto. Il senso, ecco. Ritrovare il senso di una direzione comune fondata su principi condivisi: la laicità, i diritti, le libertà, la sicurezza, la condivisione nel dialogo. Fondata sulle cose, sulla vita, sulla realtà. C’è già tutto quello che serve. Basterebbe rinominarlo, metterlo insieme, capirsi. Aprire e non chiudere, ascoltarsi e non voltarsi di spalle. È un lavoro enorme, naturalmente. Ma possiamo farlo, dobbiamo. Questo giornale è il posto. Indicare sentieri e non solo autostrade, altri modi, altri mondi possibili. Ci vorrà tempo. Cominciamo oggi un lavoro che fra qualche settimana porterà nelle vostre case un quotidiano nuovo anche nella forma. Sarà un giornale diverso ma sarà sempre se stesso come capita, con gli anni, a ciascuno di noi. L’identità, è questo il tema. L’identità del giornale sarà nelle sue inchieste, nelle sue scelte, nel lavoro di ricerca e di approfondimento che – senza sconti per nessuno – sappia spiegare cosa sta diventando questo paese; nelle voci autorevoli che ci suggeriscano dove altro sia possibile andare, invece, e come farlo. Sarà certo, lo vorrei, un giornale normale niente affatto nel senso dispregiativo, e per me incomprensibile, che molti danno a questo attributo: sarà un normale giornale di militanza, di battaglia, di opposizione a tutto quel che non ci piace e non ci serve. Aperto a chi ha da dire, a tutti quelli che non hanno sinora avuto posto per dire accanto a quelli che vorranno continuare ad esercitare qui la loro passione, il loro impegno. Non è qualcosa, come chiunque capisce, che si possa fare in solitudine. C’è bisogno di voi. Di tutti, uno per uno. Non ci si può tirare indietro adesso, non si deve. È questa la nostra storia, questo è il nostro posto.»

L’Unita, 26 Agosto 2008

Le mani nel sangue

Buon giorno..

Dopo il vento di maestrale che ci portava via, dopo una temperatura per noi di queste parti semi-polare, siamo tornati alla normalità…piove!!

Che bello se potessimo sempre e solo parlare del tempo, delle cenette o dei pranzetti con gli amici, dei fatti nostri, insomma…invece tutto quello che ci succede intorno risucchia ogni entusiasmo, ogni piacere, ci spinge a scrivere post incazzosi o semplicemente  a  buffoneggiare su cose purtroppo serie…

Mr. Obama dice che gli Stati Uniti investiranno su lavoro e ambiente, istruzione e infrastrutture.

La Ministra Meloni  propone, per l’occupazione giovanile , lavoro manuale,umiltà e contributi volontari…aggiungendo, bontà sua, che  i giovani soffrono di inattitudine all’umiltà, (che in qualche caso potrebbe anche esser vero, se a diciotto, vent’anni ,le ragazze si picchiano per far le veline e fanno la fila per fare le zoccole a casa del capo, mentre i ragazzi concorrono ,insieme alle loro coetanee meno aggressive ,ai grandi fratelli, agli amici, ai saremo famosi).

E naturalmente io sono di nuovo incazzata. Furibonda.

Li detesto, questi figli di….e scusate se ormai i miei post sono pieni di parolacce, ma veramente li odio, perchè hanno una faccia di culo terrificante. Da bastardi senza gloria.

Sono quasi quindici anni, ormai, con qualche breve interruzione, che governano, questi loschi figuri…ma di chi è la colpa se va tutto a catafascio? dei giovani? e caso mai, cosa gli hanno insegnato ai giovani e agli adulti, questi qua?

Sono talmente arrabbiata che non riesco mai a fare un duscorso organico,serio, mi va il sangue alla testa.

Anzi, come dice una mia amica, mi mettono le mani nel sangue.

Ma tiriamo avanti e facciamo finta di nulla e magari beviamoci un caffè (quanto ancora sopporteremo? quando mai la gente si sveglierà?quando verrà il momento di dire basta,andatevene via? quando la smetteremo almeno di pensarci?e dei nostri figli, dei nostri inetti figli, che ne sarà mai?)

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Grazie,Gad Lerner

Vivo davvero su un altro pianeta se una trasmissione seria e intelligente come quella di Gad Lerner può essere definita un ” postribolo televisivo”……

Voi che ne pensate?

Ma la domanda vera è un’altra.

Come è possibile che nessuno dico nessuno ( e non parlo degli oppositori, parlo dei suoi scherani-dipendenti-leccaculo o amici, ammesso che ne abbia non a pagamento) gli dia un piccolo, amichevole consiglio?

Com’è possibile  che nessuno (vedi sopra) gli dica che ormai, queste sortite deliranti oltre che arroganti e offensive verso tutti e tutto, compreso il senso comune, fanno solo orrore a tutti, lasciano l ‘immagine impietosa di un piccolo dittatorello , di un vecchio incarognito e prepotente, di un bambino ricco e viziato?

Com’è possibile che un ‘ Istituzione, una carica dello Stato di tale importanza possa essere così deturpata, infangata, mortificata gratuitamente?ogni giorno, ogni notte, a tutte le ore di tutti i giorni di tutti i mesi di tutti gli anni ormai che Dio manda in terra?

Com’è possibile che nessuno ( continua a vedere sopra) si decida a dirgli di curarsi davvero, prima che sia troppo tardi????

Vi risparmio cosiderazioni su cosa implica questo atteggiamento, su cosa vuol dire arrogarsi diritti d’offesa a chiunque lo contraddica, su quali considerazione può avere una persona così rispetto alle donne ecc..ecc…mi sembrano parole sprecate,ormai.

Chi vuol vedere, ha visto. Chi vuol sapere, sa.

Gli asini non volano e la forza di gravità esiste e la Terra non è quadrata, perciò inutile sprecare fiato.

Però voglio dire grazie a Gad Lerner che  con quel suo  ” ora basta, lei è un cafone “, ha detto  finalmente quello che noi tutti pensiamo, al di là dei torti e delle ragioni, al di là degli schieramenti, delle menzogne e delle verità…..per semplice, elementare questione di civiltà, di educazione, di convivenza sociale.

(noi  tutti che viviamo su Marte,ovviamente)

Rubata su facebook

                                                        La Santanchè mentre lascia lo studio di Annozero.  ………..Non è bellissima???169080_1765567509946_1561908780_1831294_7327826_n1

Oggi e ieri

Potrei raccontarvi che

 – sabato una persona a cui ho voluto molto bene ( e gliene voglio ancora) è riuscita a rovinarmi la giornata,

– che nonostante un cielo così  azzurro da buttarsi in terra  sconvolti dalla bellezza ,continua ad essere freddissimo,

– che questo lunedì mi è antipatico più dei soliti lunedì, e non è roba da nulla,

– che l’orrore manifestato da Marina per le parole di elogio di Saviano nei confronti dei magistrati di Milano (uno dei quali è tale  ILDA  BOCCASSINI, scusate se è poco) ha generato in me un orrore ancora più profondo,

– che sentir vociferare che suddetta Marina sarebbe candidata alla successione mi ha gettata nel panico,

– che sapere che il capo ha duramente sgridato (sculacciato?) Mariastella per aver permesso che al sunnominato Saviano venisse conferita una laurea honoris causa mi ha fatto leggermente incazzare,

–  che scoprire  che i consulenti-confidenti-finacheggiatori-dipendenti del capo stanno studiando una legge che abbassi la maggiore età, perchè i giovani  “diventano maturi molto prima, oggi”, mi fa letteralmente vomitare,

 – che un ministro della Repubblica (indovinate chi) ha invitato l’unico deputato nero del nostro Parlamento a tornarsene in Congo mi ha fatto venire voglia di menare le mani,

 – che  sapere che in un posto per me sconosciuto chiamato Preganziol i libri del già detto Saviano sono stati eliminati (bruciati?)  dagli scaffali della biblioteca civica per ordine dell’assessore alla Cultura (posso ridere?) mi ha riempito di vera tristezza e forse anche un po’ paura, perchè i segnali stanno peggiorando e arrivano sempre più forti e potenti e non mi piacciono,

–  che  leggere che Emilio  ha dichiarato che non ha MAI visto nulla di trasgressivo mi fa spanciare dal ridere….

……potrei insomma continuare a rovinarvi la giornata che, essendo un lunedì, già di per sè non è uno spasso,………………………………………… e allora lascio perdere e vi racconto che ieri ho passato una buona giornata con dei cari amici, a mangiare e bere in un posto accogliente, col caminetto acceso , rimpinzandoci di

– culatello,

– crostini alla toscana,

– fettine di polenta fritta con funghi,

– bruschette con pancetta a dadini e sedano,

– insalatina di farro,

– tagliatelle ai fungi porcini,

– grigliata di carne,

– polenta con cinghiale,

– tiramisù.

Ottimo vinello nuovo, grappa e caffè.

Siamo sopravvissuti, visto che sono qui a raccontarvelo…ma la cosa migliore non è stata il cibo,  nè il tepore del caminetto acceso, ma  il calore e il piacere della compagnia, l’allegra dolce amicizia che ti scalda il cuore.

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Domenica è sempre domenica

Dopo un sabato sera davvero orrendo, eccomi qui, colpevolmente in ritardo a darvi un buongiorno velocissimo, perchè mi aspetta un buon pranzetto fuori coi soliti amici, c’è finalmente un bel sole anche se è freddo e quel maestrale che ha soffiato per tre giorni  s’è quietato…corro a prepararmi, ma prima vi posto il solito caffè,domenica è sempre domenica e un po’ di allegria bisogna pescarla, da qualche parte.

Ciao, a dopo.

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Buonanotte all’Italia …………. (PenZierino della sera)

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Buonanotte Italia.

Spero che l'alba arrivi presto perchè questa notte sta durando davvero troppo.

Non parlava di me

Il capo…” Bertone non parlava di me”

Sta a vedere che parlava di me!!!!

Sottoscrivo

http://zucconi.blogautore.repubblica.it/?ref=HROO-1

Buongiorno da Marte

Eccomi qui, in pausa caffè, a guardare sconsolata gli insenanti che si chiedono, un po’ smarriti, cosa possono mai insegnare alle ragazzine e ai ragazzini che hanno in classe…..tanto quello che imparano è tutt’altra cosa, non da oggi, purtroppo, ma forse oggi di più di sempre…

Si lavora, si lotta, si mette insieme uno stipendio più o meno decente, si insegna ai figli (alle figlie) che il lavoro è dignità e la dignità viene prima di tutto…e poi salta fuori che viviamo in un bordello gigantesco e dorato…

Perciò, amici miei, noi normali veniamo da Marte e  in realtà non siamo  poi così normali, perchè continuiamo a viverci, su Marte e non abbiamo nessuna intenzione di muoverci da lì…così, un caffè per noi, marziani , e un buongiorno da un posto comunque troppo troppo vicino a questa fogna che è l’italia (minuscolo).

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