Perdere è una questione di metodo

Lo sfascio.

Una intera giornata a lavorare, prima a una conferenza di servizio insieme al mio preside, sempre più sconsolato, poi in Consiglio d’Istituto fino alle otto di sera. Ma non è questo a deprimermi stasera, quanto aver dovuto ascoltare e parlare e discutere delle novità che la signora ministra sta introducendo nella scuola a colpi di decreto. Intanto c’è da dire che la scuola primaria italiana ( si chiamerà di nuovo elementare? chissà) è l’unico ordine di scuola ancora funzionante in Italia, l’unica che può vantare livelli europei…e non a caso è proprio sulla scuola primaria che la signora ministra sta intervenendo massicciamente, applicando alla scuola la regola dell’immondizia. Seppelliamola e non se ne parli più. 

Premetto che non sono un’insegnante ma una direttrice amministrativa e quindi non mi indigno per corporativismo, nè per paura di perdere il posto di lavoro. Mi indigno perchè con un colpo di spugna, o un calcio sui denti, chiamatelo come vi pare, hanno ucciso la scuola. Definitivamente, stavolta.E, uccidendo la scuola, hanno ucciso il futuro, la ricchezza, la speranza del domani. Noi abbiamo scoperto, negli ultimi quaranta anni che anche il figlio del netturbino può diventare un medico. E’ una cosa banalissima da scrivere e pensare ma, datemi retta,questa cosa banalissima  non succederà più. Non in questo paese. 

Altri hanno scritto sui giornali e ovunque molto meglio di me quello che sta succedendo. Io lo scrivo da dilettante, ma una dilettante che nella scuola ci ha vissuto praticamente da sempre, dall’asilo all’università e poi subito un concorso e di nuovo a scuola, una che comunque lo ama e lo conosce, questo mondo che dal di fuori non sembra mai davvero quello che è. Una che , forse, dovendo organizzare i servizi e il personale e gestire le risorse e confrontarsi molto spesso anche con gli aspetti didattici per coordinarli e armonizzarli con quelli amministrativi, ha una visione molto ampia di quello che succede dentro una scuola pubblica . E adesso, pensare a quello che succederà dal prossimo settembre, se questo decreto verrà approvato dal Parlamento ( e come, no?) mi indigna e mi ferisce profondamente. Come persona, prima di tutto. Come cittadina di questo paese, che , non essendo in grado di gestire il presente, guarda al passato e fa un salto indietro di quarant’anni e forse più. Da settembre si torna all’insegnante unico, basta con gli insegnanti che si alternano per ambiti disciplinari, basta con l’insegnante di inglese anche nella scuola primaria, basta con i tempi pieni e con quelli prolungati, basta con i pomeriggi a scuola anche per le scuole dell’infanzia, a mezzogiorno tutti a casa, i ragazzi, perchè stare a scuola fa male.E bisognerà arrivare nel giro di poco a 33 alunni per classe e 29 se ci sono degli alunni svantaggiati. Per loro, poi un insegnante per quattro cinque, cioè tornare alle classi differenziali. E i mediatori culturali? basta, gli stranieri, gli extracomunitari si dovranno arrangiare.Lascio perdere l’aspetto occupazionale di questa infima faccenda (150.000 insegnanti a spasso) e non perchè non sia importante…ma quello che mi fa star male di più è pensare che così alla scuola pubblica ci andranno solo i disperati, quelli che proprio o così o niente. Gli altri potranno scegliere. E noi torneremo a vivere in un paese che non fa nemmeno più finta di offrire le stesse opportunità a tutti. Torneremo a vivere in un paese in cui solo il figlio del medico potrà pensare di fare, domani, il medico. Ma quello che più mi ferisce, se mi fermo a pensarci (cerco di farlo il meno possibile, lo vedete da questo blog cazzaro) è il popolo plaudente davanti a questo sfascio.

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Commenti su: "Lo sfascio." (13)

  1. Certo, l’istruzione rappresenta un costo sociale, ma è un costo che serve a costruire il futuro di una società, a metterla al pari con i tempi, a creare professionisti seri e affidabili, che però non devono poi essere costretti a lasciare l’Italia per cercare occasioni migliori per mettere a frutto la propria professionalità. Forse è questo che deve essere considerato uno spreco, anche perché se ciò avviene è per la cecità della classe dirigente chiamata alla guida del Paese.

    Migliorare la scuola ed eliminare gli sprechi, queste le motivazioni principali addotte da chi queste modifiche le ha volute, pensate e varate. Ma, a ben vedere, le cose non stanno così.

    …la riforma sancisce che si deve procedere ad accorpare le scuole, chiudendo quelle che non raggiungono i 500 allievi, cosa, si dice, che porterebbe a un notevole risparmio. Ma davvero è così? Davvero ci sarebbe risparmio? Forse per lo Stato che non paga stipendi, ma quanto costerebbe questo alle famiglie? Se i ragazzi dovessero spostarsi da un posto all’altro per raggiungere la nuova sede che potrebbe essere in un paese vicino, non ci sarebbero disagi e costi aggiuntivi per le famiglie e Comuni? I genitori dovrebbero accompagnare i ragazzi a scuola e i Comuni dovrebbero provvedere a organizzare i trasporti per le scuole dell’obbligo. Quando poi avremo tagliato 2.000 scuole, avremo non colpito le grandi città, ma i piccoli paesi che resterebbero svantaggiati. Veramente possiamo dire che questa riforma scolastica ha come finalità più efficienza, meritocrazia, serietà, cultura fruibilità e meno sprechi?
    Su una scuola efficiente e fruibile a tutti si costruisce il vero futuro del nostro Paese, ed è questa semplice verità che deve arrivare a chi, incautamente, vara progetti che guardano solo al presente contingente ma che, di fatto, rischiano di negare il futuro.

  2. angelina ha detto:

    Questo post merita la home page.

    P.S. Avrei molti commenti anche io sul popolo plaudente, di cui, purtroppo, ho qualche esempio di prima mano. Sorvolo, perche’ sarei troppo acida.

  3. coccoina ha detto:

    Mentre son qui che mi trastullo con quello che io chiamo benevolmente ‘il mio grave dubbio economico’, ecco una giustamente triste reperonzola che narra e fa apparire nuovo ciò che da sempre mi accade d’intorno, quell’affare di scuola che la fa soffrire ed adira e che è una soperchieria: che addirittura puzza.
    Di nuovo e di rispettabile, cara raperonzola, c’è solo quel che tu dici, così, senza fronzoli, nella sua crudezza: ma che i figli dei poveri, dei non privilegiati, non fossero mai dottori è da sempre che accade, nonostante i veli che ogni tanto coprono la realtà.
    Son triste solo per il fatto che ti facciano arrabbiare e ti spingano a volerti difendere e aggredire, che non è una bella cosa, e che non ti assomiglia: e che, prima di tutto, ti fa soffrire.
    Questo mi basta per non amare la signora Garfagna—e ce ne avanza.

  4. c’è poco da aggiungere davvero. E poi dicono che non c’è differenza tra destra e sinistra! Ma sul popolo plaudente dico che è stato allevato per anni ed ora , come il pollo di batteria, è pronto , esattamente come lo si voleva ce fosse. E’ vero quel che dice coccoina, è sempre stato così: il figlio del dottore fa il dottore, quello dell’avvocato, l’avvocato; ma nel piatto, di tanto in tanto , poteva mangiare anche qualcun’altro. Ora no, il modello è esattamente quello per cui si torna al maestro unico, al grembiule, al cinque in condotta : la società chiusa in caste.

  5. coccoina ha detto:

    …una svista se tu vuoi anche estetica: invece di Gelmini, ho scritto Garfagna…

  6. scuola privata per i ricchi….rigorosamente finanziata con soldi pubblici!che schifo!!!!
    @uno sinistra e destra non sono la stessa cosa….ma stanno diventando molto simili.
    1)privatizzazioni anche dei servizi pubblici
    2)necessita di mettere in concorrenza il pubblico e il privato anche nei settori strategici e sociali
    3)federalismo fiscale
    4) politica estera, leggi guerre varie. questa si e questa no
    ecc ecc ecc.
    sono argomenti dove destra e sinistra spesso si confondono, con qualche dettaglio diverso, ma un po di analogie ci sono e stai sicuro che la prima a dispiacersene sono io.

  7. Come ti capisco Raperonzola…non sai quanto! Hai descritto perfettamente, con le parole che io stessa avrei usato, lo sfacelo voluto da pochi a danno di molti. E in un settore che dovrebbe essere propedeutico al futuro, perchè – come dicevano i vecchi presidenti nei discorsi ai Remigini (ricordi…quei primi di ottobre…con i quaderni nuovi nuovi e le matite appuntite?) “…gli alunni di oggi, saranno gli uomini di domani…” E continuando di questo passo (dell’oca…forse?!?…) che pover’uomini avrà domani il nostro Paese? Condivido la tua depressione, impotenza, amarezza, paura che colpisce tutti noi, esseri pensanti e attenti, ma non posso arrendermi al fatto che le nostre tante voci non possano in qualche maniera costituire una forza. Io che sono ottimista voglio sperare che anche nella scuola, così come pure nella sanità, resistano quelle figure eroiche capaci di darsi totalmente, con sensibilità, umanità, disponibilità e passione. Sono animali sempre più in via di estinzione, ma ci sono. Purtroppo potremo contare sui singoli e non più su un’istituzione. Almeno finchè le grida indignate di tutti noi non riescano a far ribaltare la situazione. Io voglio crederci: non dura minga…eh no…mi rifiuto di credere che ‘sti beceri al governo ce li dobbiamo tenere per sempre. Io vedo già diversi cedimenti e più di qualche autogoal.
    Tristemente tua,
    Manuela

  8. Ah…ed è vero che questo tuo post meritava l’HP!

  9. Stai scherzando vero? Mi dai il link del decreto legge????

    Niente + pomeriggi a scuola??? E le donne che devono lavorare? O i signori ministri pensano che tutti abbiano i loro stipendi e possano permettersi le baby sitter in casa????’

    E le classi differenziate? No non posso crederci….

  10. no, non scherzo. Anche se classi differenziali sono solo una mia illazione, il resto è tutto vero Vai sul sito istruzione.it o su quello cgilscuola.it o fnada.it e leggi il piano programmatico della signora ministra.

  11. manuela@ grazie per esserti presa la briga di leggere post non recenti…e grazie delle cose carine e immeritate che scrivi.

  12. eh,coccoina un lapsus estetico, direi, ti pare?

  13. Come hai ragione, la scuola pubblica si sta riducendo come era una volta l’Avviamento, prima che si introducesse la scuola Media Unica. E anche subito dopo, come denuncia la “Lettera ad una professoressa”, con la sezione A riservata elle élites, sociali e culturali, la sezione B un po’ meno e le altre a seguire. E il figlio dell’operaio o del contadino dovrà essere bravo il doppio degli altri per sperare di laurearsi. E tutto grazie alla Gelmini, demaddèboiadè, come direbbe twiga52…

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